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Marisa Corso, direttore della divisione commerciale di BolognaFiere.
(Foto: Bio Bank/Rosa Maria Bertino)
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Giro di boa per la ventunesima edizione di Sana.
Ogni anno, a metà settembre, Bologna diventa punto di riferimento e momento d’incontro del biologico made in Italy. Una occasione rituale per il bilancio di un anno di attività.
A tre anni dall’acquisizione da parte di
BolognaFiere, il progetto di rilancio inizia a dare i suoi frutti. La fiera è stata vivace, più piccola ma più selezionata (1.060 espositori, suddivisi in 5 padiglioni su 45.000 mq), gli operatori privilegiati rispetto al pubblico (due giorni e mezzo su quattro riservati a loro), i visitatori in leggero aumento (67.220 in totale di cui 5.190 gli esteri), la convegnistica meno dispersiva. Confermata anche l’attenzione alla filiera corta, con l’area dedicata al mercato dei produttori bio.
Ma soprattutto sono arrivati loro: oltre 100 buyers dal Nord, dal Sud America e da tutta Europa, impegnati in più di 800 incontri con le aziende.
E
Marisa Corso, direttore della divisione commerciale di BolognaFiere, nel lanciare l’appuntamento del 2010, dal 9 al 12 settembre, ha sottolineato l’obiettivo prioritario di Sana: “Aprire il dialogo con i paesi del bacino del Mediterraneo che stanno entrando con forza nel mondo della produzione biologica”.
Le nuove cifre del settore le ha date, dopo l’inaugurazione, il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia, sostando con i giornalisti tra i banchi dei produttori bio. Il
mercato biologico italiano è stimato tra i 2,8 e i 3 miliardi di euro, con 1,8 miliardi di vendite al dettaglio, tra negozi specializzati, supermercati e filiera corta. La ristorazione scolastica vale tra i 200 e i 250 milioni di euro.
Secondo i
dati Sinab anche per il 2008 l’Italia si conferma il primo paese in Europa per numero di aziende bio. Dei 49.654 operatori bio rilevati (-1,2% rispetto al 2007), 42.037 sono produttori, 5.047 trasformatori (compresi i punti vendita al dettaglio), 2.324 produttori-trasformatori, 246 importatori. L’Emilia–Romagna si aggiudica il primo posto per numero di trasformatori e di importatori. Più consistente la flessione delle superfici bio e in conversione (-12,8%) scese a quota 1.002.414 ettari, con il sorpasso dell’agguerrita Spagna che ha raggiunto 1.300.000 ettari. L’anello debole per il nostro Paese restano i piani di sviluppo rurale che non incentivano in modo adeguato la conversione al bio.
Ma il primato mondiale dell’
export è saldamente in mano all’Italia, grazie alla varietà e qualità delle sue produzioni, per un valore di 900 milioni di euro.
E per finire, buone notizie anche da
Ismea-AcNielsen. Nel primo semestre 2009 gli acquisti di prodotti bio confezionati hanno segnato un +7,4% in valore ed un +8,5% in quantità.