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Lino Nori, presidente del Consorzio Il Biologico di Bologna che rappresenta una fetta significativa delle filiere agroalimentari
italiane.
(Foto: Bio Bank/Rosa Maria Bertino)
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“Non è stato certamente un anno qualunque il 2009 - ha detto
Lino Nori, presidente del
Consorzio Il Biologico, in occasione della recente assemblea dei circa 160 soci - ma nonostante la crisi di proporzioni inconsuete che ha percorso l’economia globale e ha fatto vacillare i mercati, il nostro Paese mantiene una posizione di assoluto rilievo nel biologico a livello europeo e mondiale. E le nostre aziende continuano ad aumentare la propria presenza sui mercati internazionali”.
Una prova? Basta scorrere i dati dei 12 organismi italiani di controllo del biologico, riconosciuti anche all’estero. Sei sono accreditati negli Stati Uniti secondo lo schema Nop, cinque in Giappone con Jas, quattro in Canada con Cor e cinque con lo standard Ifoam, per consentire alle loro aziende di esportare sui principali mercati internazionali.
Il Consorzio bolognese, che rappresenta una fetta significativa delle filiere agroalimentari italiane, associa grandi aziende come Aboca, Alce Nero & Mielizia, Almaverde Bio, Colussi, Conapi, Conserve Italia, Granarolo, Orogel Progeo e Valsoia; colossi della ristorazione collettiva come Camst e Cir Food; catene di supermercati come Coop Italia e Auchan e distributori specializzati come EcorNaturaSì.
“Sul mercato interno – ha proseguito Nori - i consumi sembrano risentire in modo limitato degli effetti della crisi. Nel 2009 Ismea ha registrato una crescita del 6,9%. E a livello mondiale, nonostante il sorpasso della Spagna, l’Italia mantiene una posizione di assoluto rilievo, con oltre un milione di ettari coltivati, una maggior presenza di colture intensive, più di 42.000 aziende produttrici e ben 5.000 imprese di trasformazione. Agli inizi degli anni ’90 il nostro Paese rappresentava solo il 5% della superficie bio dell’unione Europea, oggi il 12%. Ne abbiamo fatta di strada”.
Tutto rose e fiori? Non proprio.
“Oggi niente è facile – ha concluso Nori - tanto più in Italia dove i problemi sono spesso amplificati da un quadro istituzionale complicato e dalla nostra difficoltà a muoverci in modo sinergico verso obiettivi condivisi. Penso alla difficoltà di dialogo e coordinamento tra Stato e Regioni, come accade nell’informatizzazione dei dati, gestita da ogni regione in modo autonomo e diversificato. Altro che semplificazione burocratica! In questo senso FederBio, come federazione unitaria del biologico, può dare un contributo rilevante, elaborando e sostenendo le proposte del settore nel dialogo con le istituzioni”.
Il Consorzio Il Biologico, che si occupa di formazione, divulgazione e promozione, da gennaio 2008 ha conferito l’attività di controllo e certificazione alla controllata
Ccpb srl. E, guardando al Mediterraneo, dallo stesso anno ha acquisito il controllo anche di
Imc srl, con le sue collegate che certificano in Egitto, Tunisia, Libano, Turchia e Marocco.