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Il business emergente della cosmesi vegetale biologica
di Rosa Maria Bertino e Milena Breviglieri, Agricoltura luglio-agosto 2010

Lucilla Satanassi fondatrice con Hubert Bösch   dell'azienda agricola Remedia di Sarsina (FC), che coltiva e trasforma piante aromatiche e officinali.
(Foto: Bio Bank/Rosa Maria Bertino)

Biologico dentro, biologico fuori.
A trainare le produzioni agricole biologiche non è più solo il cibo, ma anche la cosmesi che richiede materie prime vegetali certificate.
La maggiore concentrazione delle produzioni officinali, incluse le piante aromatiche, si trova nelle aree di montagna e di collina e rappresenta spesso una valida alternativa a colture tradizionali non più remunerative, scongiurando l'abbandono di quei territori.
Esplorando il panorama regionale, sono emerse realtà diversificate che si sono ritagliate precisi spazi di mercato. Ecco alcune di queste esperienze.

Remedia: ciclo chiuso e filiera corta
Immersa nel verde dei boschi dell’Appennino tosco-romagnolo, nel comune di Sarsina (FC), l'azienda agricola Remedia, con i suoi terreni soleggiati, è luogo privilegiato per la coltivazione di piante aromatiche ed officinali.
Una storia che prende il via negli anni '90, quando i fondatori, Lucilla Satanassi e Hubert Bösch, iniziano a coltivare i primi campi di lavanda, utilizzata per realizzare una quindicina di prodotti.
Da allora l’azienda è cresciuta, anno dopo anno, e oggi il catalogo Remedia conta mille referenze. Ma la filosofia di fondo è rimasta inalterata: coltivare, raccogliere e trasformare piante officinali per il benessere, la salute e la bellezza, lavorando in armonia con le leggi della natura.
Su 12 dei 20 ettari aziendali, di cui 6 di proprietà, oggi si coltivano con metodo biologico cento diverse specie di piante aromatiche e medicinali.
Il 5% della produzione proviene poi dalla raccolta di piante spontanee.
Tutto viene trasformato in azienda, dove lavorano una ventina di persone.
In una grande casa di legno si trovano gli spazi per il laboratorio analisi per la formulazione dei prodotti, la distillazione, la miscelazione, il confezionamento, gli uffici ed il reparto spedizione. In un’altra struttura gli essiccatoi. Tutto in piena autonomia energetica, grazie ai pannelli fotovoltaici ed all’impianto solare-termico.
Il 35% del fatturato, che nel 2009 ha raggiunto i 600mila euro, deriva dalla cosmesi, il 55% dai rimedi naturali ed il restante 10% dall’alimentazione. Ma è la cosmesi che guida l’incremento del giro d’affari, con creme, oli, tonici, lozioni, deodoranti, profumi, detergenti, ed altro ancora, certificati da Q Certificazione-Socert, mentre Imc certifica la parte agricola.
La specificità aziendale di Remedia è la filiera corta. Accanto alla produzione primaria, la parte commerciale si è sviluppata, da subito, nella direzione del rapporto diretto con il cliente: si è passati, via via negli anni, dai mercatini locali alla vendita via web (www.remediaerbe.it),ai negozi. Prima con quello gestito direttamente a Sarsina, poi con i punti vendita in franchising: nel 2007 a Bologna e Gambettola (FC), nel 2009 a Ravenna, nel 2010 a San Piero in Bagno (FC).
Ma Remedia non è solo questo. E’ anche un laboratorio di attività culturali e divulgative a sostegno dell'ambiente.

Ca' de Fiori: le officinali per l’export
Ca' de Fiori (www.cadeifiori.it) è sorta nel cuore dell'Appennino tosco-emiliano, a Querciola (BO) nei primi anni '80, grazie alla tenacia di alcuni giovani stranieri, fra cui Simon Van Hilten.
L'azienda agricola si estende su un territorio di 28 ettari, tra boschi, zone per la raccolta spontanea e campi coltivati a piante officinali con metodo biodinamico. Il piano colturale è collegato ai contratti di coltivazione stipulati con le aziende di trasformazione, destinatarie della materia prima. I clienti sono fondamentalmente aziende di cosmesi, sia nazionali sia europee. Il 50% della produzione prende infatti la via dell'export.
Un’esperienza contagiosa quella  di Ca' de Fiori, che ha fatto da traino anche per piccole realtà vicine, passate a queste particolari produzioni, con ulteriori diversificazioni e specializzazioni.

Gala: 300 prodotti in commercio
Patrizia Poggiali, tra i soci fondatori del laboratorio Gala di Forlì, specializzato in cosmesi con materie prime del comemrcio equo.
(Foto: Bio Bank/Rosa Maria Bertino)

Il laboratorio Gala di Forlì (www.galacosmetici.com) nasce nel 2004 dalla felice intuizione di tre amici per realizzare cosmetici a partire da materie prime del commercio equo.
Patrizia Poggiali, Davide Fiumi e Lorenzo Zanotti partono così con il primo progetto, la creazione di una linea di biocosmesi per le Botteghe del commercio equo. Progetto approvato, prefinanziato e infine distribuito da Ctm Altromercato,  la principale centrale di importazione del settore. Poi, anno dopo anno, si sviluppano collaborazioni con altre aziende che cercano un terzista di nicchia, un partner, più che un semplice fornitore.
L’azienda forlivese, con un giro d’affari di 1,2 milioni di euro nel 2009 e 11 addetti, lavora oggi con una decina di clienti e ha messo a punto nel tempo oltre mille formulazioni, 300 delle quali in commercio.
Senza conservanti, paraffine, siliconi, profumi e coloranti di sintesi. E senza test su animali, ma solo su volontari. Come certifica il Ccpb.
Massima attenzione anche a confezioni e flaconi, che sono in PET riciclato o in PLA, l’amido di mais, compostabile esattamente come l’insalata.
I prodotti realizzati da Gala si trovano nei negozi del commercio equo, in erboristerie, farmacie, centri termali, non solo in Italia ma anche in Spagna, Portogallo, Belgio, Francia ed altri paesi.
Ed ora anche in agriturismi e bed and breakfast. L’ultima idea, semplice e innovativa, è quella di realizzare prodotti cosmetici di cortesia, a partire da materie prime di qualità dell’azienda agricola: olio di oliva, miele e cera d’api, lavanda, vino o mosto.
Per questo sono nate tre linee dedicate (Olivo & Agrumi, Miele & Fiori d’arancio, Vino & Lavanda) che propongono crema fluida, shampoo doccia e sapone delicato, in vari formati e con etichette personalizzabili. Per aggiungere un nuovo valore all’accoglienza.

Caseificio Santa Rita: dal siero nasce lo shampoo ristrutturante
Ed anche il Caseificio Santa Rita di Serramazzoni in provincia di Modena (www.caseificiosantarita.com), dall’Appennino modenese investe sulle potenzialità della cosmesi.
E’ infatti una delle sei aziende che fanno parte del progetto promosso
dal Dipartimento di chimica industriale dell’Università di Bologna e dalla società di ricerca bolognese PhenBiox.
L’idea è originale: utilizzare come principi attivi per la cosmesi i residui di lavorazione di aziende agroalimentari d’eccellenza, tra biologico e biodiversità dei Presidi Slow Food.
La nuova linea di biocosmetici della società Ecoarca di Modena (www.ecoarca.it) si chiama “Io mi Amo”, è certificata Icea e si definisce molto propriamente “food for body”.
Così, dal siero di latte di montagna di vacca Bianca Modenese nasce lo shampoo ristrutturante, dalle Mele Rosa dei Monti Sibillini la crema idratante per il corpo, dai limoni Interdonato di Messina la crema viso notte rigenerante, dall’aceto balsamico di Modena la crema nutriente per le mani, dalle olive di Romagna il bagnoschiuma purificante, dalle uve di Lambrusco Grasparossa di Castelvetro la crema viso giorno antiossidante.
Un’altra scommessa per il Caseificio Santa Rita che ha lavorato al recupero della Bianca Modenese e nel gennaio 2009 ha prodotto la prima forma di Parmigiano Reggiano da agricoltura biologica di sola bianca modenese.

Un settore regolamentato dagli standard privati
Le produzioni biologiche primarie possono trovare spazio ed utilizzo in molteplici settori: dall'abbigliamento all'edilizia, fino al mondo della cosmesi. Un comparto quest’ultimo che si è dimostrato estremamente dinamico negli ultimi anni.
La base per la realizzazione di questi prodotti è generalmente di origine agricola e pertanto assoggettata alle norme europee sulle produzioni biologiche. Ma i processi di trasformazione a cui la materia prima di origine agricola è soggetta, dà luogo a prodotti non  più riconducibili al settore primario.
Il Reg. n. 834/2007 non contempla quindi una disciplina specifica per la cosmesi, tuttavia consente agli Stati membri di applicare norme nazionali o, in mancanza di queste, norme private, purché conformi alla normativa comunitaria sul biologico. In virtù di questa  possibilità, e per offrire comunque una garanzia al consumatore, sono state messe a punto, sia da enti privati sia da organismi di controllo, norme tecniche di produzione a cui fare riferimento.
La prospettiva è di arrivare ad una norma europea o  almeno ad uno standard di qualità condiviso. Ma, dato che il traguardo non sembra rapidamente raggiungibile, ad aprire la pista normativa sono intanto due standard europei, privati e volontari:
• Cosmos (Cosmetics Organic Standard) promosso dai principali enti certificatori ed associazioni di produttori europei: BDIH per la Germania, Ecocert e Cosmebio per la Francia, Soil Association per il Regno Unito, Bioforum per il Belgio ed Icea per l’Italia;
• NaTrue, espressione di un pool di aziende svizzere e tedesche che rappresentano i 2/3 del mercato europeo della cosmesi naturale. Tre gli organismi di controllo italiani riconosciuti da NaTrue: Ccpb, Ecocert Italia e Certiquality.

In Emilia-Romagna sono presenti 130 aziende agricole che coltivano piante aromatiche ed officinali la cui concentrazione interessa, per ovvie condizioni ambientali, soprattutto le aree di collina e montagna.
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Documenti scaricabili:
R.M. Bertino, M. Breviglieri - Il business emergente della cosmesi vegetale biologica - Agricoltura 07/08-10

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