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Controlli e certificazione come sistema
di Lino Nori


A DIECI ANNI DAL REGOLAMENTO CEE
Sono passati dieci anni dall’emanazione del Reg. Cee 2092/91, una legge sicuramente a suo tempo innovativa e di cui oggi possiamo constatare l’indubbio successo in quanto, all’interno dell’Unione Europea, le produzioni biologiche ed i relativi consumi sono cresciuti in maniera vigorosa e, nel resto del mondo, due aree economicamente rilevanti come Stati Uniti e Giap-pone hanno adottato recentemente una regolamentazione che ne ricalca quasi fedelmente l’impostazione.
Gli elementi fondamentali di questo successo sono stati la chiara definizione delle norme di produzione, una precisa indicazione di come si deve etichettare il prodotto (indicando anche il nome del controllore) e la realizzazione di un sistema di controllo con le caratteristiche di una vera e propria certificazione di prodotto, in aggiunta ai controlli che le autorità pubbliche abitualmente esercitano su tutti i prodotti alimentari.
Il sistema di controllo, il primo di questo genere applicato al settore agroalimentare, ha rappresentato forse l’innovazione più significativa, inaugurando anche in questo comparto i concetti fondamentali del moderno processo di garanzia chiamato “certificazione”.
E’ giusto ribadirlo poiché oggi assistiamo spesso ad attacchi basati sul pregiudizio e su una cronica mancanza di conoscenza di come effettivamente il sistema funziona.
Del resto il sistema si regge su una serie di protagonisti, oltre agli organismi di controllo autorizzati, che vanno dalla Commissione Europea, al Mipaf, alle Regioni, al Sincert, alle stesse aziende controllate.
Tutti con un ruolo preciso, definito dal Reg. Cee 2092/91 e dalle norme attuative nazionali.
L’Unione Europea, oltre ad emanare le regole fondamentali, esercita l’attività di sorveglianza sul sistema adottato dai singoli stati membri.
Nel corso del 2000 una missione di funzionari di Bruxelles della Divisione che si occupa dei consumatori, in visita in Italia, ha verificato con particolare cura l’operato di aziende produttrici, di organismi di controllo, delle Regioni e del Ministero.
L’ispezione ha dimostrato che il sistema funziona. I rilievi effettuati riguardano in particolare l’attività di sorveglianza avviata dalle Regioni e dal Ministero e hanno fornito in merito utili indicazioni per il futuro.

CHI FA COSA
Il ministero delle Poli-tiche Agricole e Forestali è l’autorità pubblica di riferimento in Italia per le produzioni biologiche: è il referente a livello europeo, autorizza gli organismi di controllo dopo apposita istruttoria ed esercita, unitamente alle Regioni, la sorveglianza sulle attività degli organismi stessi.
Le Regioni ricevono le notifiche degli operatori, costituiscono gli albi delle aziende produttrici, esercitano l’attività di sorveglianza con visite presso le sedi degli organismi di controllo e presso le aziende stesse.
Gli organismi di controllo si occupano della verifica e della certificazione vera e propria attraverso una serie di procedure che vanno dalla valutazione iniziale dell’idoneità aziendale fino al rilascio dei certificati, attraverso l’acquisizione e la gestione dei dati, le visite ispettive, le analisi sui campioni prelevati per la ricerca di residui di prodotti non ammessi.
Nella pratica l’assoggettamento al sistema di controllo avviene con la compilazione da parte dell’operatore della notifica che contiene le informazioni necessarie sull’azienda, l’indicazione dell’organismo di controllo prescelto e l’impegno a rispettare le norme riguardanti le produzioni biologiche.

I CONTROLLI
A seguito del ricevimento della notifica (che viene inviata anche all’autorità pubblica competente) l’organismo di controllo incarica un ispettore di effettuare una visita ispettiva per stabilire l’idoneità dell’azienda.
Durante l’esecuzione della Visita ispettiva-Fase di avvio l’ispettore verifica principalmente la conformità dei siti produttivi a quanto previsto dal Reg. Cee 2092/91 e riporta in un documento denominato Relazione di ispezione-Fase di avvio, controfirmato dall’operatore, tutte le informazioni utili per esprimere un giudizio di idoneità.
Quanto riportato sulla Relazione di ispezione-Fase di avvio viene sottoposto alla valutazione della Commissione di certificazione, che decide sull’ammissione o meno dell’azienda nel sistema di controllo.
Le aziende idonee entrano a far parte dell’elenco delle aziende controllate sulle quali, in base ad un piano preventivo dei controlli annuali, vengono esercitate annualmente una o più visite di sorveglianza che hanno lo scopo di verificare il mantenimento delle condizioni di idoneità e la completa applicazione di quanto previsto dalla normativa vigente e, in particolare, le norme di produzione, la corretta tenuta delle registrazioni documentali, la contabilità aziendale e la corretta etichettatura dei prodotti.
L’ispettore provvede anche al prelievo di campioni per l’effettuazione delle opportune analisi.
Quando dai controlli effettuati non emergono irregolarità, può essere rilasciata la certificazione sui prodotti che è possibile emettere anche come autorizzazione alla stampa delle etichette.
L’elenco dei certificati e delle autorizzazioni emesse deve essere reso disponibile al pubblico.

LE SANZIONI
Qualora, nel corso dei controlli eseguiti, emergano delle non conformità, l’organismo di controllo applica delle sanzioni, la cui tipologia è stata definita in una circolare ministeriale, che possono andare da un richiamo scritto a una diffida per le irregolarità più lievi, alla soppressione delle diciture riguardanti il biologico sul lotto di produzione, alla sospensione temporanea della certificazione dell’azienda, fino alla sua esclusione dal sistema di controllo nei casi più gravi.
Le sanzioni più importanti (soppressione delle diciture, sospensione, esclusione) vengono comunicate anche all’autorità pubblica e agli altri organismi di controllo.
L’operatività di questi ultimi viene sorvegliata, come si è detto sopra, dall’autorità pubblica, tuttavia la maggior parte degli organismi ha intrapreso anche la strada dell’accreditamento da parte del Sincert, l’ente nazionale che accredita i certificatori.
Nel caso specifico la norma di riferimento è la En 45011 per la certificazione di prodotto.

L’ORGANIZZAZIONE DEGLI ODC
La forte crescita del settore registrata in questi anni ha avuto indubbiamente dei riflessi anche sulla organizzazione e sull’attività degli organismi di oontrollo.
I nove organismi autorizzati a suo tempo dal Mipaf hanno dovuto rafforzare la propria struttura con l’assunzione di nuovo personale, l’apertura di nuove sedi e l’acquisizione degli strumenti necessari per la propria attività.
A questo va aggiunta la realizzazione di sistemi di qualità aziendali idonei ad ottenere prima e a mantenere poi i necessari accreditamenti.
È stato sicuramente uno sforzo consistente ed oneroso per strutture giovani e talvolta fragili che hanno dovuto da sole reggere l’impatto di un numero sempre crescente di operatori da certificare.
Oggi gli organismi di controllo impiegano circa un migliaio di ispettori e hanno effettuato, nel corso del 2000, oltre sessantamila ispezioni e cinquemila analisi.
Una mole di lavoro, quindi, di tutto rispetto in grado di garantire sicurezza agli operatori e ai consumatori tanto più se si tiene conto che anche gli organi pubblici di controllo (Nas, Asl, ecc.) hanno svolto nel settore un’attività molto intensa.

L’AFFIDABILITA’ DEL SISTEMA
Negli ultimi tempi si è diffusa in realtà in diversi ambienti una certa sfiducia sulla affidabilità del sistema di controllo realizzato nel nostro paese.
Prescindendo dalle critiche interessate (che di certo non mancano) quello che più preoccupa è una diffusa mancanza di serenità e nello stesso tempo di competenza di questi censori che quasi mai producono analisi circostanziate oppure si impegnano ad approfondire la propria conoscenza.
Questo va precisato non per sottrarsi alle critiche: anzi, siamo i primi ad essere consapevoli degli sforzi che bisogna ancora fare in termini di professionalità (e quindi di formazione), di omogeneità nei comportamenti, di miglioramento del servizio complessivo fornito agli operatori e ai consumatori, di risposte alle necessità sempre più rilevanti che la crescita del settore impone.
Su alcuni di questi temi, peraltro, sta lavorando la Fiao (Federazione Italiana per l’Agricoltura Organica), a cui aderisce la maggior parte degli organismi di controllo.
La Federazione ha svol-to un importante lavoro per omogeneizzare i com-portamenti ed ha definito anche un codice di autodisciplina che regola i rapporti fra i singoli organismi, fra gli organismi e la Fiao stessa e quelli nei confronti dei consumatori.
È stato anche istituito, sempre in sede Fiao, un Giurì composto da personalità indipendenti, che ha il compito di esaminare e dirimere controversie tra i soci della Fede-razione e nello stesso tempo esaminare reclami e contestazioni che provengono dall’esterno.
In definitiva quello che abbiamo realizzato è un sistema sicuramente migliorabile ma che, anche se confrontato con quanto avviene nel resto d’Europa, può assecondare con ragionevole affidabilità la crescita del settore.

IL SISTEMA SANZIONATORIO

Le sanzioni
- Richiamo: invito scritto a rimuovere una non conformità
- Diffida: richiamo ultimativo scritto per rimuovere una non conformità
- Sospensione della certificazione: soppressione temporanea della
certificazione per un periodo massimo 12 mesi riferita alla partita,
ad uno o più appezzamenti e/o unità di produzione e/o di preparazione
e/o di importazione nonché a singole linee di lavorazione
- Soppressione: divieto per l’operatore di usare indicazioni relative al metodo
di produzione biologica nelle etichette e nei documenti in relazione
alla partita o all’intera produzione
- Esclusione: cancellazione dell’operatore dal sistema di controllo
per un tempo non inferiore ad un anno, per la cui riammissione
l’operatore deve presentare domanda di ammissione ex novo (prima notifica).

Le conseguenze delle sanzioni
Le sanzioni prevedono sempre la facoltà di ricorso da parte dell’operatore, secondo modalità definite nei Regolamenti di certificazione dei singoli organismi di controllo. Gli organismi di controllo sono tenuti a comunicare le sanzioni applicate alle Regioni, che possono intervenire direttamente rispetto alla permanenza dell’operatore nell’elenco regionale e all’erogazione di eventuali contributi comunitari previsti per chi pratica il metodo biologico.


LE FAQ SUL SISTEMA DI CONTROLLO

Come si riconosce un prodotto controllato e certificato?
Dall’etichetta, che deve riportare correttamente e contemporaneamente alcune diciture e codici:
- la dicitura “controllato da” seguita dal nome per esteso o dalla sigla dell’organismo di controllo che deve essere uno fra quelli riconosciuti dal ministero dell’A-gricoltura nel 1996 o successivamente
- una stringa di codici di cui il primo identifica il paese (IT), il secondo l’organismo di controllo (tre lettere), il terzo il produttore (quattro numeri o anche lettere) e il quarto l’autorizzazione alla stampa di etichette (sei numeri preceduti dalla lettera F o T).

Com’è possibile che il sistema di controllo venga pagato solo dagli stessi operatori sottoposti al controllo?
In tutti i settori il “servizio”, costituito dall’attività di certificazione, viene pagato da chi ne usufruisce: quello biologico, in particolare, ha come norma di riferimento per la certificazione di prodotto la EN 45011 che prevede, tra l’altro, un meccanismo di garanzia secondo il quale gli atti relativi alla certificazione sono gestiti, all’interno degli organismi di controllo, da una Commissione indipendente.
Oltre a ciò la maggior parte degli organismi di controllo sono attualmente accreditati anche dal Sincert, un ente indipendente a partecipazione pubblica che svolge particolari verifiche riguardo a bilanci e tariffari applicati proprio per assicurare parità di condizioni fra gli operatori controllati e verificare la provenienza delle risorse.

Com’è possibile un controllo efficace con una sola visita obbligatoria in un anno?
Oltre alle visite e alle analisi, un altro compito di fondamentale importanza per gli ispettori è la verifica della tenuta delle registrazioni documentali da parte delle aziende: tutte queste attività nel loro insieme contribuiscono alla creazione di un vero e proprio sistema che garantisce un efficace controllo sugli operatori.
Per quanto riguarda in particolare le visite, la normativa europea prevede almeno una visita all’anno, sufficiente per verificare lo stato di applicazione del metodo nelle molte aziende che ancora non commercializzano le loro produzioni.
Nel caso di aziende che invece certificano le loro produzioni le visite sono sempre più di una, programmate, o fatte senza preavviso, in modo da intervenire nei momenti critici del processo di produzione.
In questi casi, inoltre, molto spesso vengono prelevati campioni di prodotto per le analisi di laboratorio.

Come si evitano rischi di frodi in aziende che fanno sia prodotto convenzionale sia biologico?
La normativa e le procedure degli organismi di controllo prevedono che tutta l’azienda sia sottoposta a controllo, quindi anche la parte che non produce secondo il metodo biologico.
In questo modo è possibile verificare i flussi in entrata e in uscita di tutta l’azienda, con ispezioni senza preavviso e a campione.
Inoltre in questi casi anche il controllo in campo è più rigoroso e la normativa vieta che si allevino contemporaneamente in biologico e convenzionale animali della stessa specie o si coltivi la medesima varietà con i due metodi diversi.
Ciò evita confusioni pericolose e complicazioni eccessive dei controlli, mentre specifici accorgimenti vengono adottati per scongiurare contaminazioni accidentali sia in campo (siepi, distanze, analisi di laboratorio, ecc.) sia in magazzino (lavorazioni e zone di magazzinaggio separate, pulizia degli impianti, ecc.).