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L'isola con l'ortofrutta biologica nell'Ipercoop Centro Lame di Bologna. Coop è la prima catena per numero di referenze bio nella propria marca Viviverde Coop. (Foto: Bio Bank/Emanuele Mingozzi)

Mercato

Il biologico cresce nell'anno della pandemia. E nel 2021?

La crescita del biologico, la centralità dell’ortofrutta, il sorpasso di vendite dei supermercat e il futuro del bio

intervista di Luca Moroni a Rosa Maria Bertino – 1 dicembre 2020

Luca Moroni, giornalista e videomaker della redazione di Fresh Point Magazine, ci ha chiesto il nostro punto di vista sulla crescita del biologico in questo anno di pandemia, anche alla luce dei dati appena pubblicati sul Focus Bio Bank – Supermercati & Specializzati 2020.
Una videointervista per il nuovo format #freshtalks in cui tratta ogni volta un argomento con un interlocutore di riferimento. In tutto quattro domande: sulla crescita del biologico, sulla centralità dell’ortofrutta, sul sorpasso di vendite dei supermercati sugli specializzati e sul futuro del bio.
Prima dell’intervista abbiamo scritto le nostre risposte, solo per mettere ordine e fissare i molti dati disponibili, dato che nell’intervista si va invariabilmente a braccio.
Ecco la videointervista Bio Bank su #freshtalks ed ecco le nostre risposte.



Come sono cambiati i consumi del biologico alla luce dell'emergenza Covid?
Perché l'universo valoriale del biologico è stato un elemento vincente in questi mesi?
Passare al bio non è più un’opzione, è un trend inarrestabile. È una necessità improrogabile.
Durante la pandemia le vendite di prodotti biologici sono cresciute dell’11%, come rivelano le elaborazioni di Ismea su dati Nielsen. Per l’intero 2020 la crescita stimata è dell’8%, come emerge dai dati elaborati da Nomisma per l’Osservatorio Sana. Le vendite bio tra supermercati, negozi specializzati, altri negozi, vendita diretta ed e-commerce sono stimate a 3,8 miliardi di euro. Mentre la ristorazione, fortemente penalizzata dal lockdown è scesa a 487 milioni di euro (-27%). Il totale del mercato domestico è quindi a 4,3 miliardi di euro.
Il motivo della crescita dei consumi bio è semplice. Il cibo biologico è una delle scelte quotidiane capaci di incidere direttamente sulla nostra salute e su quella dell’ambiente. Mangiare bio è importante per mantenere la nostra flora intestinale in perfetta forma, che significa proteggere il nostro sistema immunitario, lo scudo del nostro organismo.
Quale bene più prezioso del sistema immunitario in tempo di virus! Ed è fondamentale anche per la salute della terra, dell’acqua e dell’aria.

E in particolare l'ortofrutta ha seguito questo trend?
Nell’immaginario collettivo frutta e verdura rappresentano il biologico. Quindi è la categoria apripista. Perché è un cibo fresco, vivo, che passa dalla terra alla tavola senza alcuna manipolazione. Nell’ultimo anno i consumi di verdura bio sono cresciuti del 7,1%, quelli di frutta bio del 2,1%, Sul totale della spesa biologica la frutta incide per il 27,2%, gli ortaggi per il 19,4%, per un totale intorno al 47% (elaborazioni Ismea su dati Nielsen 2020).
Una conferma del ruolo centrale del comparto viene anche dai dati Bio Bank. L'ortofrutta è presente nelle linee di prodotti a marchio bio della grande distribuzione di ben 21 catene, sulle 26 censite e pubblicate sul Focus Bio Bank - Supermercati & Specializzati 2020. I primi approcci sistematici al biologico della grande distribuzione, e parliamo di Coop nel lontano 1992, sono partiti proprio con la vendita di ortofrutta biologica a marchio del fornitore. L’ortofrutta è anche al primo posto tra le categorie di alimenti bio dichiarate dalle mense scolastiche biologiche, seguita da cereali e farine e dalla pasta. Stessa cosa nella vendita diretta dove l’ortofrutta è sempre in testa negli spacci di quasi 1.300 aziende bio, seguita da olio e vino. Nei trend delineati da Bio Bank per il 2020 torna sempre l’ortofrutta con cibi crudi, vivi, con ingredienti ricchi di proprietà benefiche come i superfood, con la riduzione del proprio impatto ambientale grazie alla scelta veg.

Parlando di canali distributivi, la Gdo ha sopravanzato il canale specializzato, quali sono stati i motivi di questo cambiamento?
Il biologico sugli scaffali della grande distribuzione è cresciuto soprattutto grazie alla marca privata, dove il bio ha giocato un ruolo trainante e ha mosso un esercito di terzisti. In parallelo è cresciuta anche l'offerta di prodotti biologici da parte delle aziende multinazionali, dell’industria di marca e di una vasta platea di piccole e medie aziende agroalimentari salite sul treno della diversificazione. Tutti vogliono la loro fetta in un mercato che cresce. Quindi un’offerta enorme, disponibile in modo capillare sugli scaffali di ipermercati, supermercati e discount, con prezzi decisamente interessanti. Un’offerta che ha attratto nuove fasce di consumatori mai entrati in un negozio specializzato, ma al tempo stesso ha anche sottratto clienti e quote di vendite ai negozi bio. Il sorpasso di vendite nella Gdo rispetto agli specializzati è avvenuto nel 2014, poi l’escalation con tassi di crescita a due cifre fino al 2018 (dal 21% al 43% all’anno). Situazione che sembra in fase di assestamento con crescite di pochi punti percentuali nel 2019 (+2%) e nel 2020 (+5%).
Nel 2020 le vendite bio nella Gdo sono stimate oltre i due miliardi di euro, mentre negli specializzati valgono meno della metà: 924 milioni di euro. La cosa interessante è che nell’anno della pandemia i negozi bio hanno registrato una crescita di fatturato superiore alla Gdo, pari all’8%. Un punto a favore dei negozi bio di prossimità rispetto ai supermercati.
Ciò che più colpisce è la capacità della grande distribuzione di fare propri i temi chiave del bio. Mentre il canale storico, che rappresenta questo mondo al 100%, fatica a ricalcolare la sua posizione per riaffermare il proprio ruolo e la propria bio-identità. Mentre è qui che batte il cuore del bio. Basta guardare l’assortimento di freschi e freschissimi in un negozio bio e poi fare un giro in un supermercato per cogliere al volo la differenza. Il canale specializzato ha tutte le carte in regola per offrire un bio autentico, valoriale, grazie a produttori e prodotti con una storia da raccontare. Non una semplice referenza da vendere.

Prendiamo la sfera di cristallo, cosa ci possiamo aspettare dal 2021?
Guardiamo ai numeri, più solidi della fragile sfera di cristallo. Anche perché i numeri non mentono. Le vendite di prodotti biologici continueranno a crescere. Probabilmente ad una cifra e non a due, perché la Gdo - pur confermandosi forza trainante delle vendite-, sta passando dalla fase propulsiva a quella di consolidamento. La crescita sarà sostenuta dalla maggiore coscienza dei rischi e delle vulnerabilità: dalla crisi climatica che minaccia l’intero globo, al Coronavirus che minaccia ogni persona. E sarà sostenuta anche dagli indirizzi politici e dagli obiettivi sostenibili a livello globale, europeo, nazionale e regionale.
Quello che i consumatori scelgono in modo crescente e da lunghi anni, entra ora con forza anche negli indirizzi strategici dell’Unione Europea, che punta a raggiungere il 25% della superficie agricola coltivata con metodo biologico entro il 2030 rispetto all’8% attuale. Quindi si punta a triplicare. E contemporaneamente a tagliare l’uso dei pesticidi del 50% e quello dei fertilizzanti del 20%. Perché questa è l’altra faccia della medaglia.
In Italia, con 2 milioni di ettari e oltre 80mila operatori bio, siamo già intorno al 16% della Sau nazionale (dati Sinab 2019), il doppio della media europea.  È questa la direzione di marcia.