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Lo scaffale Coop dedicato alle conserve di pomodoro: nell'ampia scelta di prodotti a marchio spiccano i prodotti biologici Vivi Verde. (Foto: Bio Bank/Rosa Maria Bertino)

Distribuzione

Gdo: vendite bio in crescita del 5% nel 2024, Mdd protagoniste

I dati 2024 di 23 catene e 33 marche di alimenti bio sul Focus Bo Bank - Supermercati & Specializzati 2025

di Rosa Maria Bertino – 17 novembre 2025

Vendite bio in Gdo a 3,3 miliardi di euro

Le vendite di prodotti biologici crescono, nonostante i tempi restino difficili. Hanno infatti toccato quota 5,2 miliardi di euro nel 2024, con una crescita del 6% (5% al netto dell’inflazione). Un dato sicuramente in controtendenza rispetto alle vendite di prodotti alimentari, aumentate solo dello 0,7% a valore, quindi meno dell’inflazione all’1%, e calate dello 0,4% a volume. Raggiungono 3,3 miliardi di euro le vendite bio nella grande distribuzione (+5%), che includono per la prima volta le vendite di prodotti bio a peso variabile, non solo a peso fisso. In netta ripresa i negozi bio, con vendite pari a 1 miliardo di euro (+9%). Rispetto al 2014 la quota della Gdo sul totale retail è salita dal 48 al 64%, mentre quella dei negozi bio è scesa dal 31 al 20%. 

Presidiare, monitorare, razionalizzare

Ecco in tre parole la strategia della grande distribuzione sul biologico nelle proprie marche. Presidiare, perché l’attenzione dei consumatori sull’aspetto salutistico e sull’impatto ambientale e sociale del cibo continuerà a crescere. Monitorare, per intercettare i nuovi trend di consumo orientati alla ricerca del benessere, spesso anticipati dal bio. Razionalizzare, per ottimizzare l’offerta con la continua revisione degli assortimenti. Si punta sui prodotti più richiesti, eliminando dagli scaffali quelli a bassa rotazione, e si riduce così il numero di referenze bio a marchio del distributore. 

I dati 2024 delle 23 catene censite

Nel 2024 scendono a 23 le catene di supermercati, discount e drugstore con marche proprie di alimenti censite da Bio Bank, contro le 24 del 2023, perché Iper esce dal censimento avendo dismesso la Mdd bio. 33 le marche di alimenti bio presenti nelle 23 catene rilevate, di cui otto di baby food. E scendono a 5.604 le referenze di alimenti bio rilevate, con un calo dell’8% nell’ultimo anno, primo segno meno dopo 15 anni. Negli ultimi cinque anni la crescita è stata invece del 20%, mentre negli ultimi 10 ha superato il 200%.

Coop mantiene saldamente il primo posto anche nel 2024 con 1.050 referenze e la catena di drugstore Dm il secondo con 869, mentre al terzo sale Conad con 425 referenze. Sei le catene che hanno ampliato l’assortimento (Conad, Crai, Esselunga, Lidl, Todis e Unes), sei quelle che l’hanno confermato, 11 quelle che l’anno ritoccato o decisamente ridotto. L’ortofrutta rappresenta il 26% di tutte le referenze bio Mdd. La media di referenze a catena scende a 244, rispetto alle 253 del 2023. Nelle otto catene di discount la media è di 89 referenze, con una forbice che va da 30 referenze (Italy Discount) a 253 (Lidl). Nelle altre 14 catene di supermercati è invece di 287 referenze, dalle 1.050 di Coop alle 21 di C3. Spicca l’eccezione di Dm che, come i drugstore alla tedesca, ha un vastissimo assortimento di alimenti bio: ben 869 referenze, che la posizionano al secondo posto nella Gdo in Italia, subito dopo Coop. 
Dopo anni di impegnativi riposizionamenti delle Mdd bio (Conad con Verso Natura, Coop con Vivi Verde, Eurospin con Amo Essere), ridefinizioni dell’identità (Aldi con Bio Natura) o di semplici revisioni (Dm con Dm Bio), il panorama delle marche bio sembra consolidato. Nel 2024 si rilevano solo due revisioni per Natura Chiama di Selex e Il Viaggiator Goloso di Unes.

Nelle 23 catene rilevate, le referenze bio a marchio del distributore (Mdd) sono il 30% delle circa 19mila totali stimate, comprese quelle dell’industria di marca (Idm). Le Mdd rappresentano il 32% di tutte le vendite in Gdo, ma per i prodotti biologici la quota di vendite con le Mdd balza al 47%, secondo i dati 2024 di The European House Ambrosetti diffusi a Marca. La marca del distributore gioca quindi un ruolo trainante nel democratizzare stili alimentari sani e sostenibili, rendendoli alla portata di tutti.


La lunga marcia del bio in Gdo

La realtà attuale del biologico nella grande distribuzione è frutto di un lunga marcia, segnata da importanti tappe. Sugli scaffali dei supermercati si trovavano già prodotti biologici confezionati di varie marche, anche se spesso confinati nell’area salutistica. Ma i primi approcci sistematici al biologico da parte di una catena nazionale risalgono al 1992, grazie al regolamento europeo che ha dato certezza normativa al settore. In quell’anno Coop inizia la vendita di ortofrutta biologica a marchio del fornitore. Nel 1995 l’esperienza sfocia nella nascita di Naturali Biologici, marchio di fantasia sotto il quale Coop presenta l’ortofrutta con le marche dei produttori. Sulla scia di Coop anche altre catene distributive inseriscono frutta e verdura bio. Aumentano così, anno dopo anno, i supermercati che propongono ortofrutta bio. 

L’arrivo del fresco, con le relative implicazioni logistiche, ha segnato un importante punto di svolta che meritava un censimento ad hoc. Per cinque anni, dal 1996 al 2000, Bio Bank ha quindi monitorato l’introduzione dell’ortofrutta biologica nella grande distribuzione in Italia: 130 supermercati di varie catene nel 1996, 193 nel 1997, 357 nel 1998, 624 nel 1999, fino a 1.439 nel 2000.  Grazie alla collaborazione delle principali catene distributive è stato così possibile censire e pubblicare indirizzi e dati dei supermercati con assortimento costante di ortofrutta bio in aumento anno dopo anno. Contemporaneamente sugli scaffali cresce anche il numero di referenze bio, fresche e non. 

La svolta delle private label bio 

La svolta decisiva arriva però nel 1999 quando Esselunga lancia Esselunga Bio, prima marca bio di una catena di supermercati in Italia. Un lancio centrato nei tempi, in pieno scandalo "mucca pazza”, e nei contenuti. L’annuncio della nascita dei prodotti biologici a marchio Esselunga Bio viene affidato a quattro pulcini che pigolano semplicemente "Bio, bio, bio, bio”. Una svolta che imprime una forte accelerazione in tutto il mondo distributivo nella marcia di avvicinamento al bio. 
Nel 2000 Coop lancia la linea Coop da Agricoltura biologica, seguono Conad, Carrefour e Pam Panorama. Nel 2001 entrano Crai, Despar e Selex. Per monitorare il nuovo corso, Bio Bank passa in quell’anno al censimento delle private label bio. 

E proprio nel 2001, visto l’aumento esponenziale dei supermercati con ortofrutta bio, il continuo ampliamento di referenze bio in altre categorie e l’esordio delle prime private label bio, il censimento Bio Bank si sposta dalle catene distribuive che propongono ortofrutta bio a quelle che investono in una propria marca di alimenti bio. Un’ulteriore e significativa svolta. Nel 2002 il bio arriva nei discount con Todis. Dopo una lunga pausa si riparte nel 2009 con i discount In’s Mercato e Lidl, nel 2010 con Iper. Fra il 2012 e il 2018 si aggiungono altre 12 catene, fino ad arrivare alle 23 attuali

I dati raccolti in 25 anni permettono di tracciare l’evoluzione dalle private label alle marche bio del distributore (Mdd) nelle principali catene operanti in Italia, dai supermercati ai discount. Nel 2016 prende il via anche il censimento delle marche equosolidali del distributore, nel 2017 quello delle marche di cosmesi biologica e naturale certificata. Per completezza, il censimento rileva anche le referenze biologiche (alimenti e cosmesi) ed equosolidali (alimenti) presenti nelle altre marche della grande distribuzione. Nel 2020 alle catene di supermercati e discount si aggiunge una catena di drugstore. Un insieme di dati per delineare l’approccio complessivo della grande distribuzione sui temi salutistici, ambientali ed etici, attraverso le scelte della politica di marca, sempre più protagonista.