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Gli scaffali della cosmesi bio nel punto vendita NaturaSì di via della Repubblica a Bologna. (Foto: Bio Bank/Emanuele Mingozzi)

Cosmesi & Co - Evergreen

Come riconoscere un cosmetico biologico in 10 mosse

Le aziende di biocosmesi in Italia, gli organismi che certificano i cosmetici bio, dove acquistarli e come riconoscerli

di Rosa Maria Bertino e Pierluca Urbinati * – 16 maggio 2026

La pelle è il nostro confine con il mondo. È l’organo più esteso del corpo e svolge funzioni essenziali: ci protegge, regola la temperatura, percepisce gli stimoli e riflette emozioni e benessere. Per questo è importante scegliere con attenzione ciò che applichiamo ogni giorno sulla nostra pelle, privilegiando cosmetici biologici o naturali certificati, formulati nel rispetto dell’equilibrio cutaneo e dell'ambiente.

A dirlo sembra semplice. Nella realtà, molto meno. Basta entrare in un negozio per ritrovarsi davanti scaffali pieni di flaconi che evocano immediatamente la natura: colori delicati, foglie stilizzate, fiori esotici e parole rassicuranti come "green", "eco", "naturale". Tutto sembra suggerire purezza, sostenibilità, autenticità. Eppure, spesso, quell’estetica verde è solo una narrazione che non riflette la reale sostanza del prodotto. In questo articolo sono raccolte le informazioni chiave sul mondo dei cosmetici biologici e naturali: dalle aziende che li producono e distribuiscono agli organismi di controllo che li certificano, dai punti vendita dove trovarli ai 10 preziosi consigli pratici per riconoscerli.

Indice

  • Le aziende di cosmesi biologica e naturale
  • Chi certifica la biocosmesi
  • Dove trovare i cosmetici biologici e naturali
  • Come riconoscere un cosmetico biologico in 10 mosse

Le aziende di cosmesi biologica e naturale

Le aziende che producono, importano e distribuiscono cosmetici biologici e naturali censite da Bio Bank dal 2011, sono consultabili nella sezione Banche dati del portale biobank.it. Secondo il rilevamento 2024, in Italia operano più di 430 aziende di cosmesi bio e detergenza ecologica che hanno fatto un’impegnativa scelta di trasparenza, facendo certificare oltre 14.000 prodotti di cosmesi e circa 1.000 di detergenza casa. In assenza di un quadro normativo europeo, la certificazione resta l’unica linea di confine tra chi ha scelto la trasparenza, lavorando con un progetto e una visione e chi si accontenta di inverdire gli Inci per eliminare gli ingredienti sgraditi, lavorando per semplice sottrazione.

Chi certifica la biocosmesi

Mancando un quadro normativo, diventa davvero difficile districarsi tra prodotti pseudonaturali, con quantitativi esigui di ingredienti biologici, e prodotti realmente biologici. Ecco quindi l’importanza e il ruolo della certificazione volontaria, sulla base di standard privati o internazionali, certificati da organismi di controllo accreditati. Pur essendo disciplinari anche molto differenti, rappresentano l’attuale punto di riferimento. 

Sono otto gli organismi di controllo italiani che certificano cosmesi naturale o biologica con propri standard o secondo disciplinari privati nazionali, come Aiab, o standard internazionali, come Cosmos e Natrue. Esistono poi ulteriori standard che operano in altri stati europei, alcuni affermati anche in ambito internazionale. Gli organismi di controllo che operano in Italia sono accreditati da Accredia, che ne verifica competenza e imparzialità. L’elenco sempre aggiornato degli organismi di controllo e degli standard nazionali e internazionali è consultabile nella sezione Info su biobank.it.

Dove trovare i cosmetici biologici e naturali

Per andare a colpo sicuro è preferibile affidarsi a canali specializzati come bioprofumerie, negozi bio ed e-commerce dedicati. I punti vendita fisici vengono censiti annualmente da Bio Bank e sono consultabili online nella sezione Mappe su biobank.it. È possibile effettuare ricerche per nome dell’attività oppure esplorare i punti vendita per città, provincia o regione. Nel 2024 in Italia si contano circa 300 profumerie bio, censite dal 2013, e oltre 1.000 negozi bio, censiti dal 1993.
Gli shop online dedicati alla cosmesi bio, monitorati da Bio Bank dal 2013, sono invece consultabili nella sezione Banche dati del portale biobank.it. Nel 2024 si registrano circa 350 e-commerce di cosmesi bio: per il 60% si tratta di store online di aziende del settore, per il 26% di bioprofumerie che integrano negozio fisico e virtuale e per il restante 14% di e-commerce puri. Il Rapporto Bio Bank 2025 offre ulteriori informazioni su questi canali distributivi specializzati.

Accanto ai canali specializzati, esistono anche altre realtà, come erboristerie, parafarmacie, catene di beauty e igiene, che includono cosmetici biologici e naturali tra le varie proposte. In alcuni casi le profumerie tradizionali riservano corner dedicati alla cosmesi bio, così come alcuni e-commerce generalisti integrano selezioni di brand naturali nel loro assortimento.
Negli ultimi anni anche la grande distribuzione (Gdo) ha ampliato l’offerta, introducendo proprie linee di cosmesi bio. Bio Bank monitora dal 2017 le marche bio presenti nella Gdo. Nel 2024 si contano 14 catene tra supermercati e discount, tra cui una catena specializzata in prodotti per la cura della persona e della casa. I dati sono raccolti nel Focus Bio Bank – Supermercati & Specializzati 2025,  dove sono visualizzate le marche di cosmesi bio dei supermercati.

Come riconoscere un cosmetico biologico in 10 mosse

Il mondo della cosmesi biologica e naturale ha le sue regole. Per chi non ha tempo di leggere interi trattati su emulsioni, tensioattivi e biochimica delle piante, ecco una guida essenziale per acquistare in modo consapevole e riconoscere un cosmetico realmente bio o naturale. Questo decalogo è dedicato a chi ama la biocosmesi ma ha il sospetto che non tutto ciò che si presenta come "green" lo sia davvero. Una cosa è certa: chi impara a leggere un’etichetta, a porsi domande e a riconoscere la qualità, difficilmente torna indietro.

  • 1 – Non fermarti all’apparenza
Non lasciarti ingannare dal packaging. Foglie, fiori, colori terrosi e immagini ispirate alla natura non indicano necessariamente un prodotto naturale o biologico. Il marketing può evocare sostenibilità senza offrire reali garanzie. Ciò che conta non è l’aspetto della confezione, ma la sostanza del prodotto.

  • 2 – Dribbla il greenwashing
Non fidarti delle parole "naturale" e "green": sono termini non regolamentati in modo univoco e, nonostante le nuove norme sul greenwashing, possono ancora essere utilizzati con significati non sempre verificabili. È possibile trovare indicazioni come "100% naturale" anche su prodotti che contengono ingredienti di origine petrolchimica. Succede più spesso di quanto si pensi. Per questo è importante andare oltre le affermazioni di marketing ambientale (green claims) e cercare riscontri concreti: certificazioni riconosciute, Inci completo e trasparenza dell’azienda. Le parole costano poco, le formule buone richiedono lavoro e competenza.

  • 3 – Verifica la certificazione 
Non è il produttore a poter dichiarare un cosmetico "biologico" o "naturale". Per questo esistono certificazioni rilasciate dagli organismi di controllo indipendenti accreditati (vedi il punto Chi certifica la biocosmesi). Il sistema di certificazione si basa su standard privati nazionali o internazionali, con criteri rigorosi, controlli periodici e audit che richiedono una documentazione molto dettagliata. Quando un prodotto è certificato, significa che un organismo esterno ha verificato ingredienti, processo produttivo e impatto ambientale. È questo il vero sigillo di garanzia.

  • 4 – Leggi l’Inci
Non farti spaventare dai nomi in latino o in inglese. L’Inci (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) è l’elenco degli ingredienti, riportato in ordine decrescente di quantità, dalla percentuale più alta a quella più bassa. Tra le ultime posizioni si trovano spesso ingredienti presenti in quantità minime, a volte anche estratti vegetali o ingredienti esotici, inseriti più per effetto comunicativo che per reale funzione nella formula. L’elenco degli ingredienti da evitare è riportato a fine articolo.

  • 5 – Vai oltre l’Inci
Non valutare un cosmetico solo dalla lista ingredienti. Un Inci "pulito” o una valutazione positiva su un’app non bastano per capire se un prodotto è davvero valido. Gli ingredienti sono importanti, ma non raccontano la qualità della formula. È come il panettone: puoi avere ingredienti di qualità, ma se impasto, lievitazione, lavorazione, tempi di cottura e sequenza delle fasi non sono corretti, non ottieni un buon risultato. La differenza la fa la formula, non la semplice somma delle materie prime. Un cosmetico efficace nasce da studio, tecnica ed esperienza.

  • 6 – Scegli cosmetici solidi
I cosmetici solidi non sono solo pratici da usare e comodi da portare in viaggio. Esistono anche altre tipologie a basso impatto, come polveri solubili da reidratare, compresse da sciogliere in acqua, concentrati da diluire, burri, unguenti e sieri pressati. Questi prodotti riducono il consumo di acqua in fase di produzione, richiedono meno imballaggi, durano di più, si conservano meglio, consentono un dosaggio antispreco e hanno un minor impatto sui trasporti. Spesso presentano formulazioni più essenziali e mirate. Quando sono ben progettati, rappresentano un’alternativa efficace e sostenibile ai prodotti tradizionali. In genere, chi li produce adotta una filosofia coerente, non li realizza "tanto per”.

  • 7 – Scegli prodotti a basso impatto
Quando lavi via un prodotto, dove finisce? Un prodotto naturale dovrebbe rispettare l’ambiente anche dopo l’uso, considerando il suo intero ciclo di vita. Le formule bio certificate privilegiano ingredienti biodegradabili, per non lasciare residui tossici nell’acqua e nel suolo. Allo stesso tempo, è importante ridurre imballaggi e plastica, scegliendo materiali come vetro e carta riciclata o formati ricaricabili.

  • 8 – Rispetta gli animali
In Europa i test sugli animali per i cosmetici finiti sono vietati dal 2004, per gli ingredienti dal 2013. Ma in un mercato globale i diversi contesti normativi rendono il confine del cruelty-free meno netto di quanto si possa pensare. Un brand realmente etico va oltre le zone grigie della normativa evitando derivati di origine animale e privilegiando ingredienti cruelty-free. Non si ferma però all’assenza di test, ma guarda alla coerenza etica sia delle formule sia delle filiere, dalle materie prime ai prodotti finiti.

  • 9 – Scopri chi c’è dietro il prodotto
Conoscere chi produce è importante. Un cosmetico è il risultato di una filosofia aziendale, non solo di una formula. Le aziende realmente trasparenti raccontano come producono, quali ingredienti scelgono e quale rispetto dimostrano verso le persone e l’ambiente. Non si nascondono dietro slogan vaghi o narrazioni generiche. Un altro aspetto da valutare è l’integrità aziendale. Dietro una marca "green" a volte si trovano gruppi che continuano a investire in linee convenzionali ad alto impatto ambientale. In questi casi vale la pena chiedersi se la sostenibilità rappresenti un impegno reale o una semplice operazione di marketing.

  • 10 – Scegli chi fa rete
Le aziende che partecipano a reti di produttori e consumatori, come i Gruppi di acquisto solidale, scelgono di mettersi in relazione, confrontarsi e condividere valori e responsabilità. La fiducia non nasce solo dal prodotto, ma anche dalla qualità delle relazioni costruite nel tempo. Far parte di una rete significa accettare il confronto, rendere conto delle proprie scelte e contribuire a un progetto collettivo che va oltre il semplice interesse commerciale.


Biocosmesi: gli ingredienti non ammessi o limitati

Nella biocosmesi certificata gli standard privati, nazionali e internazionali, escludono o limitano migliaia di ingredienti e sostanze di sintesi. Le restrizioni riguardano soprattutto derivati petrolchimici, siliconi, composti etossilati, conservanti controversi, sostanze non biodegradabili e materie prime ad alto impatto ambientale, non coerenti con i principi della chimica verde e della sostenibilità. 
Ecco le principali categorie di ingredienti e le motivazioni della loro esclusione o limitazione, che possono variare in base al disciplinare di certificazione adottato.

Derivati petrolchimici
Paraffinum Liquidum (olio minerale), Petrolatum, Isoparaffin, Cera Microcristallina.

Motivo: origine fossile, non biodegradabili, non ecocompatibili.

PEG, PPG e composti etossilati
PEG-40 Hydrogenated Castor Oil, PPG-26-Buteth-26, Ceteareth-20.

Motivo: prodotti tramite ossido di etilene (sostanza tossica), possibile contaminazione da 1,4-diossano.

Siliconi e derivati siliconici
Dimethicone, Cyclopentasiloxane, in generale tutti gli ingredienti che terminano in -icone

Motivo: non biodegradabili, occludenti, di origine sintetica.

Tensioattivi aggressivi
Sodium Lauryl Sulfate (SLS), Ammonium Lauryl Sulfate.

Motivo: tensioattivi detergenti potenzialmente irritanti e poco dermocompatibili.

Composti che possono generare nitrosammine
DEA (Dietanolammina), MEA, TEA e relativi derivati (Cocamide DEA, Lauramide DEA).

Motivo: possibile formazione di nitrosammine, sostanze potenzialmente cancerogene.

Parabeni e conservanti controversi
Methylparaben, Propylparaben, DMDM Hydantoin, Imidazolidinyl Urea, Methylisothiazolinone, Methylchloroisothiazolinone. 

Motivo: sospetti interferenti endocrini, rilasciatori di formaldeide (sostanza tossica), potenzialmente allergenici.

Coloranti e profumi di sintesi
CI 17200 (Red 33), Parfum/Fragrance (quando non specificato come di origine naturale).

Motivo: possibile origine sintetica, potenziale allergenico o irritante.

Polimeri acrilici e microplastiche
Carbomer, Acrylates Copolymer, Polyquaternium-7.

Motivo: origine sintetica, scarsa biodegradabilità.

EDTA e suoi sali
Disodium EDTA, Tetrasodium EDTA.

Motivo: non biodegradabili, impatto ambientale negativo.

Antiossidanti sintetici
BHA e BHT.

Motivo: sospetti interferenti endocrini, possibile tossicità per la riproduzione e potenziale cancerogenicità.


Pierluca Urbinati è cofondatore di Officina Naturae e divulgatore in ambito cosmetico. 
L’azienda, nata a Rimini nel 2004 dall’esperienza dei Gruppi d’acquisto solidale, sviluppa cosmetici ecobio e detergenti sostenibili. Nel 2025 è stata selezionata dalla Commissione Europea come esempio di innovazione nel campo della bioeconomia.

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Gli articoli Evergreen sono contenuti continuamente aggiornati con dati ed elaborazioni Bio Bank, progettati per restare attuali e rilevanti nel tempo.